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Punito per aver insultato un software: l'assurda storia del dipendente accusato di 'odio' verso l'AI

Un lavoratore modello con sette anni di servizio rischia il licenziamento dopo aver risposto con sarcasmo a una valutazione errata prodotta dall'algoritmo dell'ufficio.
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Nel surrealismo del mercato del lavoro contemporaneo, la realtà finisce spesso per superare la fantasia distopica. L'ultimo caso che sta facendo discutere il mondo dei professionisti riguarda un dipendente altamente qualificato con sette anni di anzianità in un'azienda del settore tecnologico, finito sotto procedimento disciplinare con un'accusa sconcertante: incitamento all'odio contro un'intelligenza artificiale.

Il protagonista della vicenda ha una storia lavorativa impeccabile. Mese dopo mese si conferma nella top cinque dell'azienda per metriche e produttività, detiene il primato dei complimenti tracciati dai clienti ed è tra i lavoratori meglio retribuiti del suo reparto. La situazione precipita quando l'azienda introduce un bot AI per valutare automaticamente la gestione delle pratiche. L'algoritmo assegna un disastroso punteggio di 2 su 10 a un caso che il dipendente non ha mai persino preso in carico.

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Di fronte a un errore così evidente, il lavoratore risponde nel sistema interno con una battuta goliardica: "silly klanker", un termine colloquiale mutuato dalla fantascienza per indicare i robot. La risposta della dirigenza non si fa attendere: convocazione immediata e contestazione formale per "hate speech" contro il bot, accompagnata dalla minaccia di un piano di miglioramento delle prestazioni finalizzato al licenziamento.

Le reazioni degli esperti e della comunità online non si sono fatte attendere. Un commentatore ha fatto notare l'assurdità giuridica della contestazione, ricordando che l'incitamento all'odio tutela categorie umane protette e non certo linee di codice prive di sensibilità. Un altro osservatore ha avanzato un'ipotesi più cinica ma verosimile: l'accusa pretestuosa sarebbe soltanto una manovra della dirigenza per eliminare uno stipendio elevato dopo aver sfruttato l'esperienza del lavoratore per addestrare il sistema automatizzato.

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Non manca chi sottolinea l'estrema insicurezza dei quadri aziendali nei confronti dei nuovi investimenti tecnologici. Molti dirigenti vivono ormai qualsiasi critica all'efficienza degli algoritmi come un attacco personale al proprio operato, preferendo sanzionare l'ironia umana piuttosto che ammettere le falle della tecnologia.

I conduttori del podcast Open Space hanno analizzato a fondo questo scontro tra paranoia manageriale e diritti dei lavoratori nella nuova puntata dello show.

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